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In risposta ad alcune obiezioni in tema di finanziamenti top down

Avendo voluto festeggiare la Pasqua, ritorno solo oggi sui temi del post in cui parlavo di finanziamenti top down e pregiudizi associati a questa modalità di sostenere la scienza. Ho ricevuto molte sollecitazioni, sia su questo blog sia in privato, per tornare a parlarne e lo faccio volentieri perché è un argomento che mi sta a cuore. Quello che emerge in generale dal dibattito è che tutti teniamo alla scienza come strumento di avanzamento del Paese e in molti auspichiamo un approccio sereno e costruttivo a questo tema. Ho ricevuto anche reazioni critiche che ho considerato con attenzione e a cui spero che queste riflessioni possano rispondere, fermo restando che non è mia intenzione (e non lo era nemmeno con il primo intervento)...

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Human Technopole, Genomi Italiani e il pregiudizio sugli investimenti top down I grandi investimenti decisi con modalità top down non escludono l’applicazione di stringenti sistemi di valutazione

Favoritismo e mancato ricorso alla valutazione: l’espressione “top down” non implica nulla di tutto questo, ma è spesso percepita come sinonimo di pratiche poco trasparenti. Alcune espressioni sembrano avere il potere di polarizzare la conversazione, il più delle volte allontanandola in modo quasi irreversibile dalla possibilità di un approccio critico ed equilibrato all’oggetto di cui si dibatte. In sintesi, con modalità "top down" di finanziamento della ricerca intendiamo ciò che si verifica quando l’ente finanziatore individua un ambito nel quale investire, partendo quindi da una visione “dall’alto” del problema, mentre con il processo “bottom-up” l’impegno del finanziatore su temi specifici è conseguente alla selezione competitiva tra diverse proposte presentate. Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una recrudescenza del dibattito sul progetto di Human...

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Dovrebbe occuparsene lo Stato È una delle obiezioni più frequenti contro l’esistenza delle organizzazioni no-profit (in particolare se si occupano di ricerca)

È sempre molto forte, come emerge anche dalle polemiche delle ultime settimane, la richiesta di maggiore sostegno pubblico alla ricerca. Forse in questa stessa linea stanno anche le critiche di chi sostiene che la Fondazione Telethon non dovrebbe fare quello che fa perché la ricerca sulle malattie genetiche rare dovrebbe essere interamente gestita dallo Stato. La realtà ci dimostra che il futuro è oltre questa contrapposizione. Il dovrebbe appartiene alla dimensione dell’ideale o al massimo di un futuro auspicato. Parliamo invece della realtà, e quindi di quando la coperta non è quasi mai larga abbastanza. Porto l’esempio della ricerca non solo perché è il mio campo, ma anche perché ho l’impressione che questa critica non sia mossa con altrettanta frequenza a chi...

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Le onde gravitazionali sono anche italiane. E un eventuale Nobel? Che si tratti di Nobel o di Formula Uno, la bandiera sul premio è di chi costruisce la macchina più forte e recluta i migliori talenti per farla correre

La verifica della teoria sulle onde gravitazionali ha giustamente destato grande entusiasmo e orgoglio anche nel nostro Paese perché la ricerca italiana ha contribuito al progetto internazionale che ha portato a questa scoperta. Non entro nel merito dell’attribuzione di paternità della scoperta perché non ne ho la competenza, ma rifletto su un’intervista che il coordinatore del team italiano coinvolto nel progetto, Giancarlo Cella, ha rilasciato oggi al Corriere della Sera. Rispondendo all’immancabile curiosità del giornalista su un eventuale Nobel, Cella afferma che, se ci sarà, il riconoscimento andrà molto probabilmente ai colleghi americani che, pur operando all’interno di un esperimento in rete di cui faceva parte anche la sonda italo-francese VIRGO, hanno captato per primi le onde gravitazionali grazie a una “macchina...

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Perché la ricerca italiana perde terreno in Europa La lettera a Nature ci dice che vanno riviste le priorità. Coglierei l’occasione per rimettere in discussione anche le modalità

Condivido l’appello inviato a Nature da Carlo Parisi e da un gruppo di scienziati del Gruppo 2003 e proverei ad allargare la riflessione. Se guardiamo ai numeri, 92 milioni di euro di investimento al livello nazionale contro 900 di contributo all’Unione europea costituiscono senza dubbio uno sbilanciamento preoccupante. E un investimento pubblico di 92 milioni di euro per un bando destinato a sostenere tutta la ricerca competitiva nel Paese, è, in assoluto, un’inezia. Credo, però, che si debba anche riflettere su cosa consideriamo per Unione europea. È fuor di dubbio che come entità politica l’Unione europea sta purtroppo sollevando perplessità significative e diffuse. Tuttavia la creazione di programmi centralizzati per il finanziamento e lo sviluppo della ricerca è stata ispirata per consentire all’Europa di competere al...

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