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Per un Rinascimento della ricerca ispiriamoci alla bottega artigiana Se vogliamo competere sulla scena internazionale dobbiamo permettere ai nostri ricercatori di accedere a percorsi di carriera che lo consentano

È bello leggere dell’intenzione del Governo di rivedere le modalità di reclutamento e gestione delle carriere dei ricercatori nell’accademia, svincolandole da una equiparazione pedissequa a quanto previsto per la pubblica amministrazione. Se vogliamo rendere competitiva la ricerca italiana, è certamente opportuno, tra le altre cose, riflettere sulla figura del ricercatore che ne è l’attore centrale e indispensabile. L’obiettivo è dotarla di tutele, strumenti e riconoscimenti - anche, semplicemente, a partire dalla terminologia che usiamo per descrivere le fasi della carriera di uno scienziato - che corrispondano ai modelli internazionali perché la scienza o è globale o non è. Un contributo interessante a questo proposito è quello di Dario Braga, “Ai ricercatori non basta soltanto la cattedra”, da Il Sole 24 Ore dello scorso...

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Le onde gravitazionali sono anche italiane. E un eventuale Nobel? Che si tratti di Nobel o di Formula Uno, la bandiera sul premio è di chi costruisce la macchina più forte e recluta i migliori talenti per farla correre

La verifica della teoria sulle onde gravitazionali ha giustamente destato grande entusiasmo e orgoglio anche nel nostro Paese perché la ricerca italiana ha contribuito al progetto internazionale che ha portato a questa scoperta. Non entro nel merito dell’attribuzione di paternità della scoperta perché non ne ho la competenza, ma rifletto su un’intervista che il coordinatore del team italiano coinvolto nel progetto, Giancarlo Cella, ha rilasciato oggi al Corriere della Sera. Rispondendo all’immancabile curiosità del giornalista su un eventuale Nobel, Cella afferma che, se ci sarà, il riconoscimento andrà molto probabilmente ai colleghi americani che, pur operando all’interno di un esperimento in rete di cui faceva parte anche la sonda italo-francese VIRGO, hanno captato per primi le onde gravitazionali grazie a una “macchina...

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Perché la ricerca italiana perde terreno in Europa La lettera a Nature ci dice che vanno riviste le priorità. Coglierei l’occasione per rimettere in discussione anche le modalità

Condivido l’appello inviato a Nature da Carlo Parisi e da un gruppo di scienziati del Gruppo 2003 e proverei ad allargare la riflessione. Se guardiamo ai numeri, 92 milioni di euro di investimento al livello nazionale contro 900 di contributo all’Unione europea costituiscono senza dubbio uno sbilanciamento preoccupante. E un investimento pubblico di 92 milioni di euro per un bando destinato a sostenere tutta la ricerca competitiva nel Paese, è, in assoluto, un’inezia. Credo, però, che si debba anche riflettere su cosa consideriamo per Unione europea. È fuor di dubbio che come entità politica l’Unione europea sta purtroppo sollevando perplessità significative e diffuse. Tuttavia la creazione di programmi centralizzati per il finanziamento e lo sviluppo della ricerca è stata ispirata per consentire all’Europa di competere al...

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