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A suggerire il titolo per questo mio spazio di riflessione sono state le persone con cui condivido le mie giornate lavorative. Con alcuni di loro collaboro da poco, altri li conosco da molti anni; per tutti, questa è “una cosa che dico sempre io”, un’espressione che mi rappresenta. Ascoltandola dalla voce altrui, mi ha fatto ripensare ai primi tempi in Fondazione Telethon.

Ero a capo di un piccolo gruppo, all’epoca a larga maggioranza femminile, alle prese con la sfida di dare una forma concreta a un’idea: un sistema per selezionare la ricerca migliore. Qualcosa che, come volevamo noi, sembrava esistere solo nei modelli a cui ci ispiravamo e che, secondo l’opinione di molti, sembrava impossibile da realizzare nel nostro Paese.

Aggiungiamoci il fatto che poi quella ricerca doveva diventare una cura per malattie neglette e per questo non esistevano precedenti, nessun vero modello di riferimento. Avevamo tanto da imparare, gli stimoli erano costanti e anche i quotidiani scontri con il coro dei “non si può fare”. Così “facciamoci un pensamento” era il mio modo di dire “valutiamo con attenzione, concentriamoci sull’obiettivo, non facciamoci condizionare troppo, siamo rigorosi ma al tempo stesso creativi, rimettiamo in discussione i paradigmi se non sono efficaci nel produrre una soluzione”. Adesso questa rete di confronto si è naturalmente allargata ed è approdata a questo spazio. Analogica o digitale, la dimensione è, in fondo, sempre quella della riflessione e dello scambio di idee e suggestioni che alimentano un progetto comune.

Prima di selezionare questo titolo ho avuto, come sempre, il bisogno di studiare, verificare se la parola pensamento fosse corretta anche se poco usuale. Cercando in rete mi sono imbattuta nel verso di Dante “e il pensamento in sogno trasmutai” che mi ha definitivamente convinta!