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Una settimana di premi per la ricerca

Mercoledì scorso mi trovavo a Torino con molti studenti e insegnanti di licei piemontesi che avevano partecipato a un concorso chiamato “Mad for science”.
Parlando con loro ho sottolineato come effettivamente, per diventare ricercatori, un po’ matti lo si debba essere, ma anche molto generosi perché dedicare il proprio impegno alla scienza significa investire in un futuro che non è per noi, ma per le generazioni che verranno.
Penso specialmente ai ricercatori, nella stragrande maggioranza sconosciuti, che portano avanti studi di base di cui spesso non arrivano a vedere quella che comunemente si definisce “l’applicazione pratica”.
Eppure, oltre a trovare soddisfazione nel seguire un grande desiderio di conoscenza, hanno passione per il proprio lavoro anche perché credono nel fatto che la ricerca di base sia una fondamentale fucina di innovazione le cui ricadute nella vita delle persone sono significative anche se seguono traiettorie a volte difficili da individuare. L’impatto del lavoro di tutte queste persone fa sì che, complessivamente, la qualità della vita migliori da una generazione alla successiva.

Il giorno dopo aver avuto il piacere di premiare i ragazzi del liceo vincitore di Mad for Science ero su un volo per Chicago: questa volta toccava a me ritirare un premio assegnato alla Fondazione Telethon dalla Società americana di terapia genica e cellulare.
Si tratta del Sonia Skarlatos Public Service Award ed è dedicato a persone e organizzazioni che si siano distinte per promuovere e potenziare l’avanzamento della terapia genica.
Mi ha fatto particolarmente piacere il fatto che questa volta il premio non sia stato assegnato a uno scienziato ma a una charity, a riconoscimento di un modello di gestione della ricerca per rispondere al bisogno di una comunità.

Investire nella terapia genica negli anni novanta era abbastanza da visionari, ma per un’organizzazione come Telethon la sfida è stata quella di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e, allo stesso tempo, costruire un sistema che potesse sostenere la creatività dei ricercatori garantendo anche il massimo rigore nella selezione dei progetti, nella verifica dei risultati e nella valorizzazione del loro potenziale applicativo. Insomma, visione e responsabilità o quel binomio di cuore e cervello a cui ci appelliamo anche nel rivolgerci ai donatori.

Questo premio, assegnato da una delle principali società scientifiche internazionali, riconosce il fatto che è possibile creare un ecosistema che salvaguarda l’indipendenza e la vocazione alla conoscenza dei ricercatori e realizza le condizioni per trarre il meglio dalle loro scoperte.

E “il meglio” è ben rappresentato dalle prospettive di vita dei pazienti che possono ora accedere alle terapie sviluppate in questi anni e con i quali sono felice di condividere il Sonia Skarlatos Public Service Award.

pasinelli

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