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La lingua del bando PRIN? Chiediamo a Galileo

Leggo da un’interessante analisi del linguista Michele Cortellazzo, intitolata “Le lingue di Galileo Galilei”, che “la parola chiave per caratterizzare i prodotti testuali di Galilei è plurilinguismo”. Allo scienziato è riconosciuto il merito di aver innovato la lingua italiana elevandola, da lingua delle arti pratiche, destinata a un pubblico di tecnici, a lingua in cui fosse possibile scrivere di scienza. È molto interessante notare come l’arricchimento operato da Galileo sulla lingua volgare sia visto come conseguenza della scelta consapevole dell’italiano per rivolgersi non solo ai cosiddetti “meccanici” (come potevano essere, ad esempio, i medici empirici o i costruttori di fortificazioni), ma anche al ceto colto e ai potenti dell’epoca che potevano sostenere la sua ricerca. Galileo non aveva, per questo, abbandonato il latino...

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