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Abbiamo bisogno di una scienza della filantropia?

Tra le letture che ho recuperato durante la pausa estiva c’è un interessante editoriale pubblicato dalla rivista Nature nel mese di giugno e intitolato “We need a science of philanthropy”.L’autrice è Caroline Fiennes, che ha fondato a Londra l’organizzazione “Giving Evidence” per promuovere una filantropia basata sull’evidenza. In altre parole fornire al potenziale donatore gli strumenti per capire come massimizzare l’impatto della propria donazione.

Una dichiarazione, tratta dal sito web di Giving Evidence, descrive bene gli obiettivi dell’organizzazione: forse convincere i donatori a donare meglio è più semplice e meno costoso che convincerli a donare di più.

L’attività di Giving Evidence si collega a un movimento culturale che sta prendendo piede soprattutto nel mondo anglo-sassone e che pone l’enfasi sull’efficacia, più che sull’efficienza, delle organizzazioni no profit nello svolgere l’attività di missione e sull’importanza di basare le azioni filantropiche, grandi e piccole, su questo indicatore.

Come ho spesso modo di dire, anch’io credo molto nell’importanza di mettere insieme testa e cuore nella decisione di fare qualcosa per gli altri: l’obiettivo a cui ogni donatore dovrebbe tendere è compiere un’azione che possa davvero contribuire a un cambiamento per chi esprime un bisogno.

Certo, misurare l’efficacia delle organizzazioni no profit che operano in ambiti molto diversi – dal finanziamento della ricerca, all’eradicazione delle malattie endemiche nei paesi meno sviluppati allo sviluppo di progetti culturali e di integrazione anche nelle nostre città- è spesso un’impresa molto ardua e per la quale, secondo Fiennes, esistono pochi modelli metodologici a cui ispirarsi.

Le complesse analisi effettuate, per esempio, dall’organizzazione Give Well, che ho avuto modo di approfondire qualche tempo fa, e che si sono limitate, finora, all’ambito delle charity che si occupano di cooperazione e sviluppo nei paesi più poveri, danno un’idea di quanto sia difficile individuare indicatori misurabili e sviluppare criteri oggettivi per effettuare un rating delle organizzazioni sulla base della loro efficacia.

Molto più semplice e immediato è stabilire una classifica sulla base di un numero ricavabile in modo inequivocabile da un bilancio, come, ad esempio, la percentuale di fondi dedicati all’attività di missione rispetto al totale di quelli raccolti. Si tratta di un indicatore di efficienza certamente da considerare, ma non è necessariamente detto che le organizzazioni più efficienti siano anche le più efficaci.

Sulla base di tale convinzione, peraltro supportata da diversi casi studio, soggetti come Giving Evidence, Give Well, il Center for Effective Philanthropy e altri che contribuiscono a questa scuola di pensiero, stanno cercando di sviluppare strumenti affidabili per aiutare i donatori a prendere decisioni informate.

Perché alla fine la domanda che si deve porre è: «L’ente a cui sto dando del denaro lavora per mantenere la promessa? Produce risultati di una qualche utilità?»

 

 

 

pasinelli

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